AFRICA. PRESIDENTE MBEKI, NELLE UNIVERSITÀ LA CHIAVE PER LO SVILUPPO
“È racchiusa nelle università del continente la chiave di volta per lo sviluppo dell’Africa”: ne è convinto il presidente sudafricano Thabo Mbeki che in un discorso pronunciato nel principale ateneo di Cape Town ha sottolineato come “le risorse contenute nel territorio africano possono trasformarsi in una maledizione se il continente non sviluppa il capitale intellettuale necessario alle masse africane e ai governi eletti per sfruttare tali risorse a vantaggio della collettività”. Il presidente ha aggiunto che “gli atenei africani, in tal modo rigenerati, devono costituire il volano di questo risveglio intellettuale, che consentirà alle popolazioni di riformare le società e l’intero continente”. Lamentandosi dello “stato precario” in cui versano le università africane, il capo di stato ha denunciato l’assenza di infrastrutture adeguate, la mancanza di personale docente, l’insufficienza di biblioteche e testi di studio aggiornati. Ma “la principale preoccupazione – secono Mbeki – è la difficoltà ad assumere e mantenere in modo adeguato il corpo insegnanti”. Un problema accentuato dalla diminuzione dei laureati e dottorandi, indice del fatto che le nostre università non stanno producendo un numero sufficiente di professori capaci di sostituire quelli andati in pensione”. Alle difficoltà già elencate si aggiunge quella della fuga dei cervelli che, per citare il caso del Ghana “dal 2000 ha causato al paese una perdita del 42,9% della sua forza lavoro istruita” ha osservato il presidente ricordando che nel 1998 i sudafricani costituivano la principale comunità di dentisti stranieri in Gran Bretagna e che solo 50 su 600 dei medici laureati in Zambia dall’indipendenza esercitano ancora nel paese africano. Alla fine degli anni Novanta “c’erano più medici del Malawi a Manchester, in Inghilterra, che in tutto il Malawi”. Tutto questo mostra le conseguenze dei “programmi di adeguamento strutturale delle istituzioni finanziari internazionali, che per anni hanno insistito sulla progressiva riduzione del ruolo dello stato nell’istruzione superiore” trasformando, di fatto, l’educazione in una “merce, venduta da capitali privati in cambio di profitto”.
Da misna.org

