GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO, IN UN RAPPORTO ONU DATI NON INCORAGGIANTI
Non è certo un quadro positivo quello che viene dipinto dai dati statistici contenuti nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo stato dei rifugiati nel mondo diffuso alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato che ricorre Domenica 20 Giugno. Secondo il documento, con l’aggiunta dell’Afghanistan e della Somalia tra i conflitti che sembrano non mostrare segni di risoluzione, il numero di rifugiati volontariamente ritornati nei propri paesi d’origine lo scorso anno è precipitato al livello più basso da vent’anni a questa parte. Sul totale di 15 milioni e 200.000 rifugiati censiti dall’Onu nel pianeta, solo 251.000 rifugiati sono tornati in patria nel 2009, rispetto a una media di mezzo milione all’anno nei 10 anni precedenti. “I conflitti che sembravano dover finire o che essere in via di risoluzione, come per esempio nel Sudan meridionale o in Iraq, sono stagnanti” ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Antonio Guterres. Il rapporto annuale dell’agenzia sulle tendenze globali in materia di rifugio ha rivelato che nel mondo, alla fine dell’anno scorso, più di 43 milioni di persone sono state forzatamente rimosse dalle proprie case; tale dato rappresenta il più alto numero di persone sradicate a causa di conflitti e persecuzioni dalla metà degli anni ’90. Inoltre, il numero di persone costrette allo spostamento all’interno di un Paese a causa degli scontri ha raggiunto i 27 milioni, facendo registrare un aumento del 4% soprattutto a causa delle situazioni di Repubblica Democratica del Congo (DRC), Pakistan e Somalia. In crescita anche il numero di persone che richiede asilo politico: soltanto nello scorso anno tale dato ha raggiunto il milione. Con oltre 222.000 nuove richieste nel 2009, il Sudafrica è diventato la destinazione principale dei richiedenti asilo. Dal rapporto emerge infatti che sempre più i rifugiati vivono in città di Paesi in via di sviluppo, contrariamente alla convinzione che essi trovino rifugio principalmente nei Paesi industrializzati. E proprio su questo aspetto si è soffermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite quando ha spiegato i motivi che hanno portato alla scelta del tema di quest’anno della Giornata del Rifugiato: “Casa- un luogo sicuro per ricominciare”. Oltre i tre quarti dei rifugiati del pianeta, ha sottolineato Ban Ki Moon, vivono in paesi in via di sviluppo e per molti di loro la rapida urbanizzazione registrata in questi paesi ha significato lasciare gli affollati campi profughi gestiti da agenzie internazionali per trasferirsi in baracche o abitazioni di fortuna nelle periferie povere dei principali centri abitati. “E mentre queste città continuano a vivere una crescita spettacolare, i rifugiati diventano tra i residenti più vulnerabili. Devono lottare per i servizi di base, mentre l’impatto della crisi globale e finanziaria non fa che aumentare la minaccia di marginalizzazione che grava sulle loro vite” sostiene il Segretario dell’Onu, invitando la comunità internazionale ad adattare le proprie politiche alle nuove esigenze dei rifugiati.
Da misna.org

