ARTICOLI : 2010

Qual è il costo sociale della crescita cinese?

Foxconn e Honda potrebbero non essere casi isolati, ma costituire uno specchio delle criticità del sistema della Cina...

Foxconn e Honda potrebbero non essere casi isolati, ma costituire uno specchio delle criticità del sistema della Cina. La serie di suicidi che si è verificata nel colosso dell’elettronica e lo sciopero che ha bloccato per quindici giorni l’impianto di Foshan del gruppo motoristico giapponese sembrano infatti segnare una metamorfosi nello sviluppo della terza economia del mondo.

Entrambe le questioni - osserva un articolo del quotidiano Le Monde - costituiscono delle novità nel panorama lavorativo cinese. Da un lato, la questione della Foxconn ha mostrato il profondo malessere delle nuove generazioni di operai migranti, costretti a lavorare in condizioni terribili per soddisfare i bisogni di loro coetanei più fortunati (l’azienda fornisce apparecchi per Apple, Nokia e altre grandi marche distribuite nel Nord del mondo). Dall’altro la vicenda della Honda è un raro caso di sciopero che abbia avuto una discreta risonanza mediatica nel Paese. In Cina, infatti, nonostante siano in molti ad incrociare le braccia, le rivendicazioni sindacali non riescono a bucare il muro della censura.

Ma più in generale, ciò che ci si domanda è: qual è il prezzo che devono pagare i lavoratori per sostenere il ritmo di crescita “esagerato” dell’economia cinese? Basti pensare che gli aumenti salariali concessi fino ad ora sono considerati da molti osservatori come gocce in mezzo al mare. Sempre nel caso di Honda, agli operai è stato infatti incrementato lo stipendio - grazie all’agitazione - del 30%, a 2 mila yuan al mese (243 euro), mentre la Ong Sacom (Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour) ha stimato il livello minimo “decente” in 2.293 yuan.

Il rischio (o forse l’opportunità), ora che dello sciopero si sta cominciando a parlare in tutto il Paese, è che il conflitto sociale si allarghi. Anche i dipendenti delle banche, ad esempio, percepiscono stipendi nettamente inferiori rispetto ai loro omologhi occidentali. Cosa succederà se le rivendicazioni si dovessero allargare nel prossimo futuro? La risposta di Pechino sarà conciliante? Potrebbe essere l’occasione per ripensare e trasformare il modello produttivo cinese. E, con esso, i rapporti commerciali con l’Occidente.

da osservatoriofinanza.it