ITALIA. AD APRILIA, COME IN PUGLIA, L’ACQUA STA RIDIVENTANDO BENE COMUNE
“La prossima settimana, le tre commissioni competenti del Consiglio municipale discuteranno la riconsegna dell’impianto idrico comunale da parte di Acqualatina: è il primo passo verso una delibera e l’inizio di una battaglia legale che potrebbe coinvolgere ancora una volta i giudici amministrativi”: lo dice alla MISNA Alberto De Monaco del “Comitato acqua pubblica di Aprilia”, sottolineando comunque la speranza che i cittadini possano riaffermare presto un diritto fondamentale, come è già accaduto in Puglia con la 'ripubblicizzazione' dell'Acquedotto pugliese, forse il più grande d'Europa. “Acqualatina”, società controllata al 49% dal colosso francese “Veolia”, gestisce dal 2002 acquedotti e servizi in un’ampia fascia del Lazio meridionale. Dell’acqua come bene sociale, che gode di “tutele superiori”, si torna a discutere dopo la sentenza del Consiglio di stato che in Settembre aveva accolto un ricorso del “Comitato” di Aprilia. Nella loro motivazione i magistrati avevano riconosciuto il diritto dei cittadini “singoli e associati” a intervenire su questioni di particolare rilevanza, senza subire interventi dall’alto; era stata una prima vittoria per le almeno 7000 famiglie che, in segno di protesta, da quattro anni non pagano le bollette di “Acqualatina” ma versano i soldi sul conto corrente del Comune in base alle vecchie tariffe. Secondo Paolo Carsetti, del ‘Forum italiano dei movimenti per l’acqua’, la lotta di Aprilia si inserisce in un contesto nazionale e rafforza la mobilitazione contro la “legge Ronchi” approvata in Novembre dal parlamento. “Le nuove norme – dice Carsetti alla MISNA – accelerano in modo decisivo il processo di privatizzazione avviato 15 anni fa, un processo che porta con sé rincari delle bollette, crollo degli investimenti e sprechi di una risorsa sempre più preziosa”. La “legge Ronchi” stabilisce che dal 1° Gennaio 2011 gli enti locali affidino la gestione del servizio idrico a società interamente private o nelle quali la presenza privata superi il 40%. In appena otto anni, con “Acqualatina” le bollette sono aumentate fino al 300% e situazioni del genere si sono verificate in molte altre città, dal nord al sud. Le statistiche nazionali rivelano che tra il 1995 e il 2005, dopo l’approvazione della ‘legge Galli’ che aprì alle privatizzazioni, gli investimenti nel settore sono crollati da due miliardi a 700 milioni di euro l’anno. Contro queste logiche di profitto, favorite ora dalla “legge Ronchi”, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua avvierà questo mese la raccolta delle 600.000 firme necessarie per convocare un referendum abrogativo; sostengono l’iniziativa partiti, sindacati e associazioni, laiche e religiose. Padre Alex Zanotelli, un missionario comboniano che ha imparato a conoscere il valore dell’acqua anche grazie a una lunga esperienza in Africa, ha definito la ‘legge Ronchi’ in questi termini: “È una sconfitta della politica e una vittoria dei potentati economico-finanziari. È una vittoria del mercato, la mercificazione della creatura più sacra che abbiamo: sorella acqua”.
Da misna.org

