Italia. Riace, una comunità rinata con i migranti.
“Sulla spiaggia c’erano soprattutto donne e bambini, nessuno chiese da dove venivano, li aiutammo”: Domenico Lucano, sindaco di Riace, ricorda l’inizio di una straordinaria avventura che in pochi anni ha permesso la rinascita di questo piccolo Comune della Locride. “Era – dice Lucano alla MISNA – il 1° Luglio 1998: ci fu una gara di solidarietà, spontanea, nata dall’apertura verso il mondo e la fiducia nell’altro”. Il sindaco di Riace ripercorre oggi l’esperienza del suo Comune durante una tavola rotonda a “Lampedusainfestival – L’incontro con l’Altro”, una manifestazione dedicata proprio nel cuore del Mediterraneo alle “migrazioni” e a questa particolare forma di incontro fra i popoli.
“Lo sbarco di quei 300 curdi – ricorda Lucano – fu la svolta che permise di cominciare a ricostruire un borgo semi-abbandonato, dove nel 2000 non c’era più nemmeno una macelleria”. Dopo anni di emigrazione di massa, spopolamento e degrado, Riace è rinata anche grazie a una legge della Regione Calabria che promuove l’accoglienza e l’inserimento dei rifugiati. Secondo il sindaco è stato decisivo il contributo degli stranieri, che lavorano soprattutto nelle botteghe artigiane o nel turismo, un settore sviluppato con il restauro delle case fatiscenti del centro storico, ora affittate d’estate a italiani e stranieri. A Lampedusa si è discusso di questa e altre esperienze simili nella regione calabrese della Locride. Ad attraversare dibattiti e tavole rotonde, una delle quali dedicata oggi ai “Migranti come risorsa per il territorio”, sono stati però anche lo sgomento e la rabbia suscitata dalle norme di legge del nuovo “pacchetto sicurezza”. Lucano denuncia “pregiudizi” e uso strumentale delle paure, ma è colpito soprattutto dal reato di “immigrazione clandestina”. “Non conta cosa fai e come lo fai – dice il sindaco – sei colpevole perché sei nato, perché esisti”.
Da misna.org

