‘PACCHETTO SICUREZZA’: VERSO UN’INESORABILE INSOSTENIBILITÀ SOCIALE
“Come il governo italiano riuscirà a gestire l’invenzione di più di un milione di nuovi criminalizzati dal pacchetto sicurezza, i migranti senza documenti presenti sul territorio, lo vedremo con chiarezza nel corso dell’autunno che viene. Ma non sarà certo questo l’unico problema che avrà da affrontare, e non è affatto scontato che questo modo di fare politica restringendo costantemente spazi e libertà di parte sempre crescente della popolazione, porterà pacificazione sociale all’interno di un paese che si sta rendendo conto di andare alla deriva”. Lo scrive Alessandra Sciurba, ricercatrice dell’università di Palermo impegnata nel campo dell’immigrazione, in un lungo testo pubblicato da Melting Pot, progetto per la promozione dei diritti di cittadinanza. “Le carceri esplodono, la povertà dilaga dove da decenni sembrava un ricordo lontano – scrive la Sciurba – le identità vacillano o rinvigoriscono a ritmi troppo difficilmente controllabili. Il diritto perde legittimità e autorevolezza per tutti, troppo spesso stralciato sia che si tratti di quello nazionale, valido sempre più solo quando si tratta di reprimere il dissenso o governare quella che viene definita la “marginalità sociale”, sia che si tratti di quello internazionale e comunitario, composto dalle Convenzioni sui diritti dell’uomo o dalle decisioni delle Corti europee”. Secondo la ricercatrice siciliana quel che rimane al di là del pacchetto sicurezza – questa serie di norme approvate dal parlamento e considerate da molti restrittive della libertà di stranieri e italiani – e di centri di identificazione ed espulsione destinati a fallire perché ingestibili e impraticabili, sono “uomini e donne, lavoratori, studenti, precari di ogni categoria, nuovi poveri e abitanti delle periferie più degradate delle grandi metropoli, che non si stanno organizzando secondo schemi di resistenza ormai superati e inapplicabili, ma che più o meno consapevolmente cercano di sfuggire in modi imprevedibili dalle maglie di un controllo insostenibile”.
Da misna.org

