ARTICOLI : 2008

INDIA. ORISSA: RAFFORZATE MISURE DI SICUREZZA IN VISTA DEL NATALE

Le misure di sicurezza sono state rafforzate con l'avvicinarsi del Natale nel distretto di Kandhamal, nello stato dell'Orissa, teatro tra agosto e settembre di violenze contro i cristiani; dall'agenzia stampa indiana 'Ians' si apprende che più forze di polizia sono state inviate e sono stati intensificati i controlli e le pattuglie. Benché l'annuncio di venerdì scorso dei gruppi radicali indù di rinunciare allo sciopero di protesta fissato per il 25 dicembre abbia in parte rilassato gli animi, tra la comunità cristiana resta comunque il timore che possano esserci attacchi alle chiese come già accaduto nel Natale del 2007. Sabato i rappresentanti della Chiesa cattolica e di altre quattro confessioni cristiane hanno incontrato il capo del governo dell'Orissa Naveen Patnaik chiedendo maggiore protezione e ottenendo la promessa di un rafforzamento della presenza delle forze di sicurezza presso i luoghi di culto. Ma quasi nessuna delle 24 parrocchie nel distretto di Kandhamal celebrerà la messa notturna di Natale, ha detto l'arcivescovo di Cuttack-Bhuaneswar, monsignor Raphael Cheenath all'agenzia cattolica 'Uca News'. Il presule ha aggiunto però che la messa sarà celebrata negli 11 campi di sfollati dove vivono tra gli 8.000-11.000 cristiani fuggiti a causa delle violenze e dove le autorità hanno garantito la protezione della polizia. I gruppi radicali indù avevano minacciato agitazioni in occasione del Natale se non fossero stati arrestati i responsabili dell'assassinio del capo religioso indù Laxmanananda Saraswati, ucciso il 23 agosto in un attacco nel suo ashram; nonostante l'azione sia stata rivendicata dai ribelli maoisti, i radicali indù sostengono sia coinvolta la comunità cristiana. Il recente arresto di sette persone, attivisti e simpatizzanti maoisti, e garanzie da parte delle autorità di proseguire le indagini hanno al momento convinto i responsabili del movimento induista radicale Vishwa Hindu Parishad (Vhp), di cui Saraswati era uno dei capi locali, a sospendere lo sciopero. Le violenze dei mesi scorsi, seguite all'omicidio di Saraswati, provocarono almeno 38 vittime; ma fonti religiose locali affermano che i morti sarebbero stati 62.

Da misna.org