DUBLINO: conferenza internazionale contro le bombe a grappolo
I rappresentanti di un centinaio di paesi e organizzazioni non governative si riuniscono da oggi a Dublino per una conferenza di 12 giorni dedicata alla messa a punto di un trattato internazionale contro le bombe a grappolo. L’obiettivo, ambizioso a causa degli ostacoli posti dai paesi che producono e utilizzano quelli che ieri il Papa ha definito “micidiali ordigni”, è ottenere un patto vincolante sulla scia del Trattato di Ottawa adottato nel 1997 per la messa al bando delle mine anti-persona; i grandi assenti a Dublino saranno Stati Uniti, Russia, India, Pakistan e Israele. La Conferenza, che si concluderà il 30 maggio, si inserisce nel processo iniziato nel febbraio 2007 a Oslo dove, convocati dalla Norvegia, 46 paesi, inclusa l’Italia, avevano approvato una dichiarazione congiunta in cui invocavano il divieto, a partire dal 2008, di “utilizzare, produrre, trasferire e accumulare” le bombe a grappolo o ‘cluster bombs’; le tre conferenze precedenti, tenute a Lima, Vienna e Wellington, sono servite a redigere la proposta che sarà presentata a Dublino e che sarà sottoposta al voto a Oslo a dicembre. Negli auspici del portavoce della ‘Cluster Munition Coalition’ (Cmc) Thomas Nash, “sarà il trattato più importante sulle armi e sulle loro conseguenze umanitarie degli ultimi dieci anni”. Resistenze avanzate da Francia, Sudafrica, Germania, Australia, Canada, Giappone e Gran Bretagna mirano alla soppressione di un articolo che intende vietare agli stati che usano bombe a grappolo di partecipare ad operazioni militari congiunte; solo gli Usa, secondo la Cmc, possiedono tra i 700 e gli 800 milioni di questi ordigni, le cui vittime sono per almeno il 60% dei casi i bambini; ogni bomba può contenere fino a 650 sub-munizioni che, in base alle ricerche più accreditate, vengono disseminate per un raggio di diverse centinaia di metri e fino al 40% restano inesplose e pronte a detonare sul terreno.
Da misna.org

