KENYA. RAPITE DUE SUORE
10/11/2008 12.16
Due suore missionarie sono state rapite oggi nella località di Elwak al confine tra Kenya e Somalia. Lo hanno confermato alla MISNA fonti religiose locali, precisando che le due religiose sono di nazionalità italiana e spagnola. Le due suore si trovavano nella zona di Elwak, colpita da una grave siccità da alcuni mesi, per effettuare un sopralluogo. Secondo fonti giornalistiche somale, le due religiose sarebbero state prelevate in territorio keniano da un gruppo di uomini armati non identificati che successivamente le avrebbero portate oltre frontiera in territorio somalo.
10/11/2008 12.28
Sono entrambe di nazionalità italiana le missionarie rapite oggi nella località di Elwak estremo nord-ovest del Kenya a ridosso del confine son la Somalia. Lo hanno precisato poco fa alla MISNA alcune loro consorelle in Kenya, precisando che le due suore si trovano da molti anni in Kenya e sono entrambe “molto esperte”. Il rapimento è stato confermato poco fa anche dal ministero degli Esteri italiano.
10/11/2008 13.03
Sono suor Caterina Giraudo e Maria Teresa Oliviero le due suore italiane rapite durante la notte a Elwak nel nord est del Kenya a ridosso della frontiera con la Somalia. Lo ha detto alla MISNA don Pino Isoardi responsabile del Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld di Cuneo a cui appartengono le due religiose. Entrambe le suore sono originarie della provincia di Cuneo e hanno rispettivamente 67 e 61 anni. Le due religiose si trovavano in Kenya da molti anni, dove lavoravano con i profughi somali. Suor Giraudo, infermiera, lavorava soprattutto con i malati di epilessia.
10/11/2008 13.53
“Intorno alla mezzanotte e mezza di ieri sera è squillato il cellulare dei nostri confratelli a Mandera, che abitano a 200 metri dalla nostra casa. La chiamata proveniva da Elwak, dal cellulare di suor Mariateresa, ma nessuno ha risposto. Abbiamo provato a richiamare, ma ancora non rispondeva nessuno, fino a quando un ufficiale di polizia nostro amico, ci ha confermato che erano state rapite”: lo ha detto una missionaria del Movimento Contemplativo Padre de Foucauld di Cuneo ricostruendo al telefono con la MISNA le modalità del sequestro delle due religiose rapite ieri notte nella località di Elwak, nel nord est del Kenya, alla frontiera con la Somalia. “Fonti della polizia e amici che lavorano nella zona ci hanno detto che oltre 200 uomini armati, a bordo di una ventina di macchine, hanno attaccato la cittadina durante la notte – ha proseguito la religiosa – e che i colpi d’arma da fuoco erano indirizzati principalmente contro la casa delle missionarie”. Oltre a rapire le due donne, secondo la religiosa, gli assalitori avrebbero “sequestrato altra gente, dei keniani, e rubato almeno tre o quattro macchine e furgoncini di organizzazioni umanitarie locali”. Secondo la missionaria, inoltre, la sparatoria è durata a lungo, “almeno mezz’ora e si è conclusa solo quando gli assalitori, a bordo delle macchine e dei camioncini, sono andati via verso la frontiera”. Informazioni in parte confermate anche dalla ricostruzione ufficiale delle autorità keniane. Secondo l’emittente pubblica keniana ‘Kbc’, infatti le due suore italiane sono state portate via al termine di un attacco condotto da “oltre una ventina di banditi pesantemente armati” (così vengono definiti dalla polizia locale) che hanno attaccato anche alcuni edifici governativi in città. Ancora completamente incerta l’identità degli assalitori: secondo alcune fonti, infatti, il gruppo di uomini armati entrato nella notte a Elwak proveniva dalla confinante Somalia, mentre secondo altre le violenze (e quindi anche il sequestro) potrebbero essere ricollegate alle tensioni tra due comunità locali del distretto di Mandera impegnate in una faida che va avanti da anni e che nelle ultime settimane ha fatto registrare un’impennata di violenze. “Il governo del Kenya una settimana fa ha cercato di disarmare le due comunità e lo ha fatto con mano pesante creando maggiore ostilità nella gente” dice una fonte missionaria contattata a Nairobi e che chiede di restare anonima. Anche le consorelle delle due suore rapite, contattate dalla MISNA nel nord del Kenya, fanno sapere di non avere idea di chi possa aver compiuto un simile gesto. “Qui gira voce che gli aggressori provenivano dalla Somalia, ma è ancora tutto molto confuso. La nostra missione è qui da tanti anni, fin dal 1984 ci occupiamo di bambini malnutriti e malati cronici in questa zona povera a remota nella quale la popolazione è composta per la stragrande maggioranza da musulmani somali, con i quali abbiamo un ottimo rapporto” spiega la missionaria del Movimento Contemplativo Padre de Foucauld di Cuneo. La suora conferma inoltre che “sono stati attivati canali di contatto tramite i clan e gli anziani delle tribù locali” gli unici, in questo momento, a riuscire ad ottenere informazioni precise circa i responsabili e il movente del rapimento. “Ci hanno dato la loro assicurazione che faranno il possibile aggiunge la suora, secondo cui i rapiti sarebbero stati condotti a Bar Dheera, località del sud della Somalia poco lontano dal confine col Kenya – ma per il momento non possiamo che sperare e attendere” conclude la religiosa, secondo cui i rapiti sarebbero stati condotti a Bar Dheera, località del sud della Somalia poco lontano dal confine col Kenya.
10/11/2008 18.19
“Nonostante le molte voci in circolazione non sappiamo ancora chi abbia rapito suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Oliviero. Nessuno si è fatto avanti, ha telefonato o rivendicato il sequestro. E non sapendo chi le ha prese diventa difficile dire il perché”: lo ha detto alla MISNA una consorella delle due suore italiane del Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld di Cuneo riferendo degli ultimi aggiornamenti provenienti dal terreno. “Purtroppo nonostante siano stati attivati canali di contatto attraverso gli anziani delle comunità locali, non abbiamo ancora ricevuto notizie” prosegue la fonte secondo la quale “l’unica cosa che sappiamo con certezza è che sarebbero state portate nel sud della Somalia”. Tanto le fonti religiose quanto quelle ufficiali evidenziano la grande fiducia riposta nella mediazione avviata dagli anziani delle comunità locali, gli unici in grado di svolgere un reale lavoro utile in un’area remota come quella di Elwak, piccolo e isolato villaggio del distretto settentrionale di Mandera a soli cinque chilometri dalla frontiera con la Somalia e negli anni divenuto uno dei punti di approdo per le migliaia di profughi fuggiti dal caos in cui l’ex-colonia italiana del Corno d’Africa è stata lasciata sprofondare. Proprio ad assistere questi civili disperati si sono dedicate per decenni le due suore rapite, presenti in quell’area del Kenya dalla metà degli Anni ’70. E proprio per questo oggi è stata la comunità di profughi somala la prima ad attivarsi per proteggere la casa delle missionarie ad Elwak e avviare i primi contatti per arrivare ai responsabili del sequestro. “Man mano che passano le ore, l’ansia per la sorte delle nostre consorelle cresce ma ci stupisce la sensibilità con la quale la gente di qui ci sta dimostrando la sua stima e il suo affetto. Fin da questa mattina è in corso una processione di tutte le persone che vengono a dimostrarci il loro affetto e la loro vicinanza in questo momento difficile” concludono le consorelle di madre Giraudo e madre Oliviero contattate a Mandera e Nairobi.
“La notte è passata senza che ricevessimo notizie. Le autorità locali ci hanno garantito che, da parte loro, faranno il possibile perché le nostre consorelle siano liberate al più presto”: lo ha detto alla MISNA una consorella di suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Oliviero, le due religiose italiane del Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld di Cuneo rapite ieri a Elwak, nell’estremo nord-est del Kenya al confine con la Somalia. “Siamo un po' in apprensione – prosegue la religiosa, riferendo degli ultimi aggiornamenti provenienti dal terreno – perché anche se in buona salute, Mariateresa e Caterina potrebbero avere bisogno di medicine, una di loro soffre di pressione alta e l’altra di qualche attacco d’ulcera”. Nell’attesa che arrivi una buona notizia, “da parte della polizia, delle autorità o anche dalla gente del posto che fa di tutto per aiutarci e starci vicino - prosegue la religiosa - qui a Mandera abbiamo dormito con un occhio aperto, ma sappiamo che la loro liberazione potrebbe richiedere pazienza e tempo”. La zona di Elwak, a soli 5 chilometri dal confine somalo e ad oltre 230 chilometri dalla città keniana più vicina, Mandera, ha sicuramente più contatti, anche da un punto di vista commerciale, con la Somalia e l’arrivo di migliaia di rifugiati somali, a causa della porosità della frontiera, negli anni hanno trasformato l’area in un luogo più simile alla Somalia che al Kenya. “Al momento, sul terreno, sono stati attivati due canali, uno istituzionale e uno ‘informale’ per tentare di stabilire un contatto con i rapitori” hanno confermato fonti della MISNA contattate sul posto, ma che hanno chiesto di rimanere anonime per motivi di sicurezza, sottolineando che “come spesso avviene in questi casi, e come già nel caso di Annalena Tonelli o altre missionarie rapite in questi luoghi, sono le donne della popolazione (coloro che più beneficiano dell’aiuto delle missionarie) ad attivare una rete di contatti e informazioni che può portare a un buon esito della vicenda”.
Da misna.org

