La Chiesa: lotta all'Aids contro pregiudizi e resistenze.Forum promosso dall'Unione dei Superiori e delle Superiore Generali
Aumentare la collaborazione tra congregazioni, la visibilità, l'accesso ai fondi superando le resistenze delle agenzie internazionali verso l'opera educativa e preventiva della Chiesa nella lotta all'AIDS: è la sfida lanciata dal Forum internazionale "In loving service", che ha riunito a Roma 55 religiosi e religiose di diverse Congregazioni.
Apertosi sabato 3 maggio e conclusosi questo lunedì, l'incontro è stato organizzato, in maniera congiunta, dalle due organizzazioni internazionali dei Superiori (USG) e delle Superiore Generali (UISG) delle Congregazioni ed Istituti Religiosi.
Al Forum sono stati presentati i risultati di una ricerca realizzata in collaborazione con l'Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'AIDS e con la Georgetown University su circa duemila istituti impegnati nel fronteggiare la pandemia dell'HIV.
Lo scopo dell'indagine è stato quello di dare vita a una "mappatura" volta non solo a far conoscere l'impegno cattolico in questo ambito, spesso portato avanti in modo silenzioso, ma anche a migliorare i servizi di prevenzione e assistenza offerti ai malati di AIDS e alle loro famiglie sul piano medico-assistenziale, sociale, spirituale e pastorale.
Tra gli impegni prioritari, sono stati indicati la lotta contro i pregiudizi sull'AIDS. A questo proposito, circa i due terzi degli Istituti partecipanti al Progetto "Mapping" hanno riferito di portare avanti programmi di sensibilizzazione ed educazione alla sessualità, dei quali la metà con il coinvolgimento di persone affette dal virus dell'HIV.
Nel corso dei lavori, le Congregazioni religiose, maschili e femminili, hanno sottolineato l'urgenza di contrastare l'idea diffusa a livello internazionale che la Chiesa ricopra una posizione di retroguardia nei confronti dell'AIDS.
Un'idea, questa, funzionale agli attuali standard di distribuzione fondi che escludono quei soggetti che denunciano l'alto costo delle medicine non accessibili ai poveri e che sono convinti che il contrasto della malattia si vinca sul campo dell'educazione della persona e soprattutto della promozione della donna.
Tante le esperienze emerse durante il Forum, come quella che vede protagonisti in un villaggio dell'Uganda i "Comboni Samaritans", i quali provvedono a pagare la scuola a 86 bambini orfani costretti a fare da capi-famiglia e ad assisterli nel prendersi cura dei loro 618 fratellini.
Nei 12 mesi precedenti all'analisi, gli Istituti che hanno risposto al questionario hanno dichiarato di aver fornito servizi di educazione e informazione a 3,9 milioni di persone, di aver offerto servizi di cura e sostegno a 348.169 persone, e di aver distribuito farmaci antiretrovirali a 90.154 persone.
Tra coloro che hanno risposto al questionario, i due terzi (67% o 332) erano impegnati nel combattere la stigmatizzazione associata all'HIV e AIDS; il 63% portava avanti programmi di coscientizzazione su questa piaga sociale; quasi la metà (49%) era coinvolto negli stessi programmi con persone con HIV e AIDS (PLWHA); mentre il 43% svolgeva programmi di sensibilizzazione rivolti ai leader religiosi.
Solo in Africa, gli Istituti religiosi si occupano di 1000 ospedali, oltre 5000 dispensari, 800 orfanotrofi per alleviare le sofferenze dei malati e delle famiglie decimate dall'Aids. In particolare l'Africa sub-sahariana resta l'area più fortemente colpita con circa 26 milioni di persone sieropositive, stando ai dati risalenti al 2005.
Nel presentare il Forum, padre Frank Monks, camilliano, Presidente della Commissione Salute dell'Unione Superiori Generali, ha rilevato che le cifre che parlano di 40 milioni di persone positive all'HIV sono largamente in difetto, perché mancano dei dati riguardanti l'India e la Cina.
Il religioso ha inoltre ribadito che l'unica strada percorribile è la prevenzione: "L'Uganda è l'unico paese africano che ha fermato la diffusione del virus puntando su progetti di educazione alla vita e di responsabilizzazione delle donne. E soprattutto le religiose possono svolgere in questo campo un lavoro importante".
"Per noi religiosi/e - ha aggiunto - restano aperte ancora molte sfide nell'area della giustizia, della pastorale, dell'etica e dell'educazione; per questo siamo chiamati a superare la frammentazione che esiste al nostro interno per parlare con una sola voce e stabilire una nuova cultura di cooperazione e di comunione".
"Ci sono Paesi poveri nei quali i cristiani provvedono fino al 40% dei servizi sanitari, ma non hanno voce in capitolo e sono lasciati soli a combattere le loro battaglie, con scarsi risultati", ha sottolineato.
Suor Maria Martinelli, comboniana, medico, e coordinatrice della ricerca, ha invece posto l'accento sulle risorse che la vita consacrata può mettere in campo, diffusa come è in modo capillare sui territori, vicina alla gente, credibile perché non persegue finalità economiche ma di promozione umana.
L'USG raccoglie i Superiori generali di 218 Congregazioni ed Istituti religiosi, per un totale di circa 200 mila religiosi nel mondo, mentre l'UISG riunisce le 1900 Superiore generali di altrettante Congregazioni di Diritto pontificio e diocesano, per un totale di 700 mila suore nel mondo.
de Zenit

