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COSTA D'AVORIO. VERSO LEGISLATIVE, TRA INDIFFERENZA E VOGLIA DI PARTECIPAZIONE

A sei giorni dalle legislative i resoconti della campagna elettorale fanno emergere un doppio volto della Costa d’Avorio che sta vivendo con modi e sentimenti totalmente diversi la cruciale scadenza elettorale in un paese dove la ferita delle presidenziali dell’anno scorso è ancora aperta e dove la riconciliazione è solo agli esordi. Mentre gli ivoriani si apprestano ad andare alle urne, oggi per la prima volta l’ex presidente Laurent Gbagbo comparirà davanti ai giudici della Corte penale internazionale (Cpi) all’Aja, dove è stato trasferito la scorsa settimana.

“Solo i manifesti ricordano le elezioni dell’11 dicembre, per il resto la gente osserva gli eventi in silenzio, in modo quasi passivo, temendo di ripiombare nelle violenze visto l’alto numero di armi ancora in circolazione. Una cosa, però, è certa: in pochi andranno alle urne perché il risultato del voto è scontato” dice alla MISNA padre Hippolyte Mel, parroco a Yopougon, feudo dell’ex presidente ad Abidjan, dove “in molti hanno pianto dopo il suo trasferimento alla Cpi e non si sentono più coinvolti nella vita politico-istituzionale e ancor meno nelle elezioni boicottate dal Fronte popolare ivoriano (Fpi, ex partito al potere)”. Nel giorno della prima udienza di Gbagbo all’Aja, a Yopougon e in tutte le zone rimaste fedeli a Gbagbo, che nel dicembre 2010 aveva ottenuto più del 40% dei consensi al ballottaggio, “si ha il sentimento di una giustizia a due velocità: celere con i deboli e lenta o assente con i forti” sottolinea il parroco di San Vincenzo de Paoli.

Missionari contattati dalla MISNA a Korhogo, la località settentrionale dove negli ultimi mesi Gbagbo è stato agli arresti domiciliari, riferiscono invece di “un clima molto sereno e di una buona partecipazione alla campagna elettorale con carovane di candidati, comizi e manifesti”. Secondo i missionari, la gente andrà a votare, incoraggiata anche dalla visibile ripresa dell’economia coincisa con l’arrivo al potere del presidente Alassane Dramane Ouattara. “La sua partenza non ha cambiato la vita della gente visto che l’ex presidente era totalmente isolato e che i locali non lo hanno mai tanto preso in considerazione durante i 10 anni in cui era al potere” dicono ancora i religiosi. Negli ultimi anni il centro nord del paese è stato controllato dall’ex ribellione delle Forze nuove che hanno sostenuto Ouattara nel braccio di ferro per la presidenza che lo ha opposto a Gbagbo.

Nel porto di San Pedro (sud-ovest), a circa 340 chilometri dalla capitale economica Abidjan il clima di campagna elettorale si fa sentire ma con una certa discrezione. “Nell’insieme la gente è perplessa sia nei confronti delle prossime elezioni che per la decisione di trasferire Gbagbo all’Aja proprio in questo momento” dice alla MISNA padre Dario Dozio, superiore generale in Costa d’Avorio della Società missioni africane (Sma). Nei villaggi del sud e dell’ovest ivoriano è percepibile una certa “paura e tensione” per l’avvicinarsi del voto, in un contesto “ancora difficile per le frequenti aggressioni e racket ad opera delle Forze repubblicane di Costa d’Avorio (Frci, il nuovo esercito) o di altri elementi armati” dicono fonti locali della società civile. Tuttavia, il ritorno alla normalità atteso a lungo dalle popolazioni è percepibile sia ad Abidjan che lungo le strade di buona parte del paese. “Tra Abidjan e San Pedro non ho incontrato alcun posto di blocco. Nella capitale economica la sicurezza è pienamente ristabilita e ovunque sono stati aperti grandi cantieri di rifacimento delle strade. Dal punto di vista delle infrastrutture e dell’economia si avverte una ripresa e cambiamenti positivi, ma per la riconciliazione i progressi sono più lenti. Servirà ancora molto tempo per superare divergenze e ferite” conclude padre Dozio.

Domenica circa cinque milioni e 700.000 elettori saranno chiamati alle urne per scegliere tra 1162 candidati i 255 deputati del parlamento, eletto per l’ultima volta nel lontano 2001. Da allora il paese è stato il teatro di una lunga crisi politico-militare, durata fino al 2007, e negli ultimi mesi di una crisi post-elettorale nella quale sono state uccise più di 3000 persone.

da misna.org