26 maggio 2008
TORNO’ CHE CI VEDEVA
PAROLA DI DIO (Giovanni 9, 1-12.24-39)
“… E vide un uomo cieco …”.
Questo Gesù che vede lo troviamo in diversi brani del Vangelo (“vide Zaccheo”, “vide Levi al banco delle imposte”, …). Questo sguardo di Gesù va oltre la semplice vista e si trasforma in un gesto di Amore, che attira alla Verità e alla Vita. Gesù vede, riconosce, guarda con Amore: è il suo atteggiamento costante verso le persone, che non è storico, passato, ma è presente, è stato ieri, è oggi, è sempre.
Tutte le volte che pensiamo a Dio, alla sua considerazione nei nostri riguardi, quando ci assale il dubbio sulla sua attenzione verso di noi, dobbiamo rivolgerci al Vangelo: “lo vide, lo amò, lo chiamò a sé, …”. Pensare in questo modo significa aderire alla Scrittura. Gesù ci guarda con Amore, vicinanza, con l’intenzione di “attirare a sé”. Siamo piuttosto noi che non incontriamo il suo volto, perché a volte siamo ciechi, in noi è notte. Le tenebre sono frutto di cecità, inganno, tristezza, odio, perdizione, peccato, morte, … Quando siamo disorientati e smarriti, siamo al buio e nel buio c’è la paura, la proiezione falsata della realtà, il ritorno insostenibile di situazioni e di ferite del passato, l’angoscia del procedere. Per questo Gesù si manifesta come Luce, perché viene per liberarci da ogni oscurità. La Luce rischiara la strada, ci fa cogliere la chiamata alla Vita. “Siate voi Amore e Luce dove è tenebra e peccato”, dove domina il male, il mistero dell’iniquità. Non a caso il Papa, nella sua ultima lettera enciclica, parla della Speranza, che è la realizzazione della gioia, della pace, della riconciliazione interiore. E’ Dio la Speranza, è Dio che si comunica, comunica Speranza. Vivere da figli della Luce significa operare un discernimento a favore del bene, della Verità.
Io, cosa sto scegliendo? La Luce o le tenebre? E le tenebre sono sottilissime: l’amor proprio, l’orgoglio, la menzogna, la disattenzione verso gli Altri, il sentirsi superiori, la presunzione, … si insinuano e possono travolgerci più repentinamente di quanto crediamo.
Nei Vangeli sinottici, e particolarmente in Matteo e Luca, il tempo della nascita di Gesù è sottolineato da due elementi: la Luce e la Gioia. Il Salvatore porta nuova Vita, nuova Alleanza: “abbiamo visto brillare la sua stella”, “il popolo che annaspava nelle tenebre ha visto una grande luce”, “la gloria del Signore li avvolse di luce”, “luce per illuminare le genti”, … Accogliere la Luce è mettersi in una prospettiva di fiducia e di abbandono. Lasciamoci illuminare, abbiamo bisogno di essere illuminati.
“Gesù vide un uomo cieco …”.
Nel Vangelo sovente Gesù guarisce i ciechi. Il cieco Bartimeo, zittito, grida più forte la propria invocazione al Signore e Gesù, che pure l’aveva visto, aspetta il suo richiamo, perché vuole fare emergere da lui la fede. E’ un episodio che sottolinea con estrema chiarezza il valore e la forza della preghiera, che va intensificata e accentuata proprio quando sembra inefficace e sterile. E ancora Gesù, indicando i Farisei come ciechi e guide di ciechi, mette in evidenza il rischio della cecità del cuore, che rende duri, egoisti, chiusi, tristi.
Cosa rende cieco il mio cuore?
Forse il confidare solo in me stesso, il credere di non aver bisogno di conversione, il lasciarmi invadere dall’affanno, dalla preoccupazione, dall’agitazione, dal fare, il lasciarmi prendere dalla pigrizia, dalla tiepidezza, dal pessimismo, la rinuncia a combattere il peccato? Dobbiamo recuperare la certezza che il Signore viene a guarire tutto, viene per illuminarci. Il Vangelo di Giovanni conduce l’invito al decidersi, allo schierarsi, pur nella lotta della scelta. Anche dentro di noi e attorno a noi è attiva una spinta al male, che è nel peccato originale, e oggi tende ad intensificarsi, accentuarsi, massificarsi. Annunciare il Vangelo, nella realtà odierna, diventa difficile, a volte emarginante, ma è fondamentale, perché, andando oltre, può accadere di entrare nelle fessure più nascoste dell’animo umano, magari in attesa proprio di una nostra frase, di un nostro gesto, di un nostro segno di vicinanza.
“Gesù sputò a terra e fece del fango e unse con il suo fango gli occhi e disse...”.
Anche noi abbiamo bisogno di andare a lavarci a Siloe. Se non ci sentiamo ciechi e bisognosi di guarigione, rimaniamo ciechi. Non accontentiamoci di come siamo, ma esaminiamoci a fondo, siamo veri con noi stessi, fino a scorticarci dentro, lasciamo entrare la Luce e organizziamoci per vivere secondo la Luce! Tuffiamoci nella misericordia di Dio, nel suo perdono e impariamo a frequentare il Sacramento della Riconciliazione. A volte anche le scelte possono richiedere un cammino di croce, di rinuncia, di fatica, ma poi se sono scelte vere nel nome del Signore, diventano luminose e grandi.
"Rispose quello:... . Disse Gesù:... . Ora egli disse:... . E lo adorò”.
Il cieco nato siamo noi quando ci convertiamo, ci apriamo alla Luce, andiamo a Siloe e ci laviamo, torniamo, incontriamo Gesù, lo riconosciamo, lo adoriamo, lo mettiamo al centro della nostra vita. Il cammino del cieco nato è un’icona per il nostro cammino. E’ la nostra vita spesso travolta dall’errore, dal disorientamento, dalla paura, dall’inquietudine, che incontra il Signore, si lava dal fango e trova la Luce.
E’ centrale Gesù nella mia vita? Credo al suo Amore tenero e fedele per me? Rispondo con la mia vita? Credo che mi guarda e che mi avvolge nella sua misericordia e nel suo incoraggiamento?
A volte sentiamo paura di Dio, restiamo per paura e siamo il primo figlio della Parabola (il figlio prodigo), a volte ci allontaniamo da Lui per fare “di testa nostra” e siamo il secondo figlio. In ogni caso il Padre ha il volto di Gesù che ci abbraccia, ci aspetta. Questo è il mistero rivelatoci perché noi ci riempiamo di Luce e diventiamo noi stessi Luce.
Nella società di oggi, Gesù non è quasi mai al centro, è emarginato, disatteso, con risultati amari e inquietanti: aborto, violenza, volgarità, materialismo, cattiveria, pessimismo, abbandono, disperazione, chiusura, solitudine, … Sono i frutti del buio, a cui si può reagire tornando alla centralità del Cristo. Se ci apriamo alla Luce possiamo vedere le nostre e le altrui povertà e corrispondervi secondo le nostre potenzialità e i nostri carismi.
Io, che tipo di preghiera sto esprimendo? E’ una preghiera perseverante, quotidiana, che ha senso per me, che mi è indispensabile?
C’è una persona che ci prende per mano, che ci porta a Siloe, dove possiamo lavarci gli occhi e il cuore, ed è la Madre, la Madonna, che ci offre la propria disponibilità a guidarci e condurci alla Luce.
PER LA RIELABORAZIONE E LA RIFLESSIONE
1. Guardando alla tua vita, in quali scelte, atteggiamenti, pensieri, rapporti con gli Altri percepisci che Gesù ti illumina, ti cambia, ti rinnova?
2. Facendo verità dentro te stesso, quali cecità leggi dentro di te e nei comportamenti della tua vita?
3. Il tuo stile di vita, il tuo coraggio dell’annuncio aiutano gli Altri a fare chiarezza, ad uscire dalle tenebre, ad incontrare Gesù?
p. Francesco Peyron

