ECCOMI MANDA ME : 2010

7 maggio 2010

LA SINDONE: IL VOLTO CHE TANTI AVREBBERO VOLUTO VEDERE

Tanti avrebbero voluto vedere quest’uomo che ha fatto la storia fino ad oggi. Egli visse più di 2000 anni fa, ma sfortunatamente non ci ha lasciato né scritti né qualcosa di tangibile a cui possiamo riferirci con la certezza, per così dire, che fosse sua. Alcuni, in questi giorni, hanno fatto anche un'indagine sulla sua storicità, mentre altri lo ritengono semplicemente un mito. Per 2000 anni e per tante persone, è stato oggetto di studio e ricerca, di unione e di divisione tra le gente, segno di contraddizione, uomo da cercare e seguire. I Vangeli ci raccontano di questa figura, che nacque a Betlemme da una vergine, visse a Nazareth, svolse il suo ministero in Palestina e morì in Gerusalemme. Quest’ultima, la morte, è ciò che ha fatto la vera storia. Egli non soltanto morì, ma anche risuscitò dai morti. Questo è Gesù di Nazareth che tanti avrebbero voluto incontrare.

Ecco perché in questi giorni, i numerosi turisti e pellegrini che si recano in Italia, non si fermano solamente a Roma, Firenze o Venezia, ma anche ad un’altra città situata ai piedi delle Alpi: Torino. La sua vicinanza alle montagne avrebbe qualcosa da dire riguardo a quest’Uomo-Dio, che amava molto le montagne come luogo di preghiera e d’incontro con Suo Padre.
Il duomo di Torino gode della rara fortuna di possedere una reliquia, che molti credono essere stata di Gesù di Nazareth. La Sindone di Torino riporta impresso il corpo di un uomo, che assomiglia a quello di Gesù morto, avvolto e messo nel sepolcro. Questo lenzuolo da secoli è stato oggetto di studio e da ogni angolo si riscontrano coincidenze con quello di Gesù: dalle gambe e i piedi al volto, con le ferite di spine; dalle ferite dei chiodi alla ferita al costato; dalle braccia e le mani al torace ed alla nuca. Ogni elemento che si trova in questo lenzuolo si può spiegare in rapporto con le spoglie di Gesù morto dopo la crocifissione. Questo è il Volto sofferente e glorioso di Gesù che ha fatto muovere tutta la comunità di Bravetta, con alcuni membri dalla Casa Generalizia e qualche laico, col fine di recarsi a Torino per tre giorni.
Il venerdì 23 Aprile, nel pomeriggio, ci siamo uniti con gli altri pellegrini per venerare la Santa Sindone. Guidati dal tema che ha suggerito l’Arcivescovo di Torino, Sua Eminenza Cardinale Severino Poletto, nell’occasione della Solenne Ostensione della Sindone, abbiamo goduto l’opportunità di contemplare la Passione di Cristo in relazione con le nostre sofferenze quotidiane. Nella sofferenza di Cristo, secondo il messaggio del Cardinale, possiamo imparare a vedere la sofferenza di ogni uomo, soprattutto le nostre difficoltà odierne. Il volto di Cristo è anche la pedagogia che ci insegna e ci chiama a rendere il nostro volto ogni giorno più simili a quello di Gesù.  
Con questo messaggio del Cardinal Poletto, sento che non dobbiamo preoccuparci molto a sapere con certezza se quella Sindone sia veramente il lenzuolo che Gesù ha utilizzato. La scienza non ce lo dirà con certezza. In ogni caso, gli scienziati utilizzando questi metodi moderni come il Carbone 14, ci diranno soltanto quando e magari dove la persona a cui appartiene questa sindone sia vissuta. Allo stesso tempo, è grazie alla scienza che la stessa ricerca abbia avuto un suo considerevole sviluppo. Tuttavia non possiamo limitarci alla sola scienza per credere.
Se guardando la Sindone posso essere capace di riflettere ed entrare nella realtà della sofferenza di Cristo e cerco di capire che cosa mi dice questa sofferenza oggi, sento che la stessa Sindone avrà già raggiunto il suo significato. Ecco perché «Ogni mia sofferenza, la “passio hominis,” unita alla Sua sofferenza, la “Passio Christi,” riceve in dono un valore redentivo per cui mi sento da Lui sostenuto, consolato e perdonato». Questo è il Volto che tanti avrebbero voluto vedere.

Joseph Mwaniki, IMC