28 aprile 2009
SULLE ORME DI SAN PAOLO [7]: Onesimo, il figlio che Paolo “generò” in prigione.
Termina con questo ultimo articolo su San Paolo la serie di riflessioni propostaci da p.Mario Barbero.
La piu’ breve e piu’ personale delle lettere di Paolo e’ scritta a un suo amico, Filemone, a favore di Onesimo. Onesimo e’ uno schiavo fuggito dal suo padrone in Colosse (una citta’ dell’odierna Turchia) e con tutta probabilita’ rifugiatosi a Roma ove era piu’ facile non essere rintracciato. A Roma Onesimo viene in contatto con Paolo prigioniero e da lui accoglie la “buona notizia” di Gesu’. Convertito alla fede, Onesimo diventa amico e aiutante del prigioniero Paolo.
La lettera a Filemone e’ scritta dal carcere. E’ impressionante ricordare che dei suoi anni di vita missionaria Paolo ne trascorse almeno quattro in carcere, dapprima due anni a Cesarea (Atti 24,27) poi due anni a Roma (Atti 28,30), intramezzati da periodi piu’ brevi, come a Filippi (Atti 16,23). Il carcere tuttavia non gli impedisce di rendere testimonianza a Gesu’. Come scrive ai Filippesi (anche qui dalla prigione), “La situazione in cui mi trovo ha giovato alla diffusione del vangelo. Nel palazzo dell’imperatore e fuori, tutti sanno che io sono in prigione a causa di Cristo. La maggior parte dei fratelli ha acquistato una fiducia piu’ grande nel Signore proprio perche’ io sono in carcere e annunciano la parola con piu’ decisione e senza paura (Fil 1,12-14). Come dira’ nella Seconda lettera a Timoteo “Per lui soffro e sono incatenato come delinquante. Ma la parola di Dio non e’ incatenata.” (2 Tim 2:9).
Durante la sua prigionia a Roma, Paolo incontra e converte Onesimo che diventa suo amico. Alcune delle frasi piu’ affettuose scrtte da Paolo sono scritte nei riguardi di questo schiavo cristiano. “Qui in prigione egli e’ diventato mio figlio ... egli e’ come una parte di me stesso” (Filem 10-11) (nella letteratura greca l’amico era chiamato “l’altra meta’ della mia anima”).
Sebbene a malincuore, Paolo rimanda Onesimo al suo padrone Filemone, un cristiano di Colosse anch’egli convertito da Paolo alla fede. A Filemone Paolo scrive una lettera di raccomandazione per Onesimo, una lettera breve e affettuosa scritta tutta di suo pugno (Filem 19: gli antichi di solito dettavano le lettere a uno scriba, cosi di solito fa Paolo, come risulta in Rom 16,22 ove appare il nome dello scriba Terzo). Nessun commento puo’ sostituire il piacere di leggere personalmente e interamente questa breve lettera per gustare la finezza del cuore di Paolo “prigioniero per causa di Gesu’ Cristo.” Percio’ a questo punto propongo al lettore di fare una pausa e leggere il testo completo della lettera di Paolo a Filemone.
Questa lettera ove si parla di uno schiavo, evoca il ricordo della schiavitu’, un’istituzione sociale che permeo’ millenni di storia umana. Legalmente la schiavitu’ fu abolita solo in epoca moderna, pero’ non si puo’ dire che sia del tutto scomparsa se ancora in questi giorni si parla di bambini schiavi venduti in Sudan, per non dire delle moderne “tratte di schiave” attraverso la prostituzione di cui noi Italiani siamo notevoli importatori e utenti.
La lettera a Filemone non e’ un trattato pro o contro la schiavitu’ ed il leggerla in questa chiave la tradisce. Paolo e’ figlio del suo tempo e vive in una societa’ ove lo schiavo e’ parte del panorama sociale. Paolo pero’ e’ convinto che Gesu’ e’ il salvatore di tutti, sia lo schiavo che il libero. A tutti egli rivolge l’invito ad accogliere la salvezza proclamando che “Gesu’ e’ il salvatore” (Rom 10,9). Le comunita’ cristiane fondate da Paolo sono composte di schiavi e di persone libere. Ma Paolo proclama che in Cristo “non ha piu’ alcuna importanza essere schiavo o libero” (Gal 3,28).
Nella lettera a Filemone in cui Paolo raccomanda lo schiavo Onesimo al suo padrone, non vi e’ alcun dibattito sulla schiavitu’, vi e’ pero’ la realta’ della fraternita’ cristiana ove regna l’amore reciproco. A Filemone Paolo parla come a un fratello e gli raccomanda di accogliere lo schiavo fuggitivo Onesimo, non piu’ come schiavo ma come fratello. “Cosi’ come sono, io, Paolo, vecchio e ora anche prigioniero a causa di Gesu’ Cristo, ti chiedo un favore per Onesimo. Qui in prigione egli e’ diventato figlio. E’ quell’Onesimo che un tempo non ti e’ servito a nulla; ora invece puo’ essere molto utile sia a te che a me. Egli e’ come una parte di me stesso: io te lo rimando. Sarei stato contento di poterlo tenere con me, ora che sono in prigione per avere annunziato Cristo. Avrebbe potuto aiutarmi al posto tuo. Ma non voglio obbligarti a questo favore: preferisco che tu agisca spontaneamente, percio’ ho deciso di non far nulla senza che tu sia d’accordo. Forse Onesimo e’ stato separato da te, per qualche tempo, perche’ tu possa riaverlo per sempre. Ora non accoglierlo piu’ come uno schiavo. Egli e’ molto di piu’ che uno schiavo: e’ per te un caro fratello. E’ carissimo a me, tanto piu’ deve esserlo a te, sia come uomo che come credente. Dunque se mi consideri tuo amico, accogli Onesimo come accoglieresti me. E se egli ti ha offeso o se deve restituirti qualcosa, metti tutto sul mio conto. Ecco la garanzia scritta di mia mano: io, Paolo, paghero’ per lui. Vorrei pero’ ricordarti che anche tu hai qualche debito verso di me: mi devi te stesso (Filem 9-19).
La delicatezza di Paolo verso Filemone e’ ammirevole. Non gli dice cosa fare. Se tratterra’ Onesimo al suo servizio, ha il diritto di farlo. Ma Paolo accenna anche a quanto Onesimo sarebbe utile se ritornasse accanto all’apostolo prigioniero a Roma. Se Filemone rimanda Onesimo indietro a Paolo, Onesimo fara’ le veci di Filemone accanto a Paolo in prigione. Non sappiamo quale sia stata la risposta di Filemone alla richiesta di accogliere Onesimo non piu’ come uno schiavo bensi’ come un fratello. Per il fatto stesso che questa breve lettera sia stata conservata tra quelle autentiche di Paolo e’ forse un segno che Filemone segui’ probabilmente la proposta dell’apostolo.
Di Onesimo non abbiamo altre notizie eccetto un cenno nella lettera ai Colossesi 4,9 “Il mio compagno Tichico, nostro caro fratello e fedele servitore nel Signore, vi portera’ tutte le notizie che mi riguardano...Con lui verra’ anche Onesimo, fedele e caro fratello, che e’ uno dei nostri.” Col 4,7-9). Anche la lettera ai Colossesi e’diretta ai cristiani di Colosse, citta’ ove Filemone e la sua famiglia ospitava una comunita’ cristiana (“a te Filemone, amico e compagno di lavoro, alla nostra sorella Appia ... e alla comunita’ cristiana che si riunisce nella tua casa” Filem 2). Paolo, che durante la prigionia aveva considerato questo schiavo come “parte di se stesso” (Filem 12) ha in seguito avuto modo di sperimentare anche la sua fedelta’ nel servizio, e ora lo chiama ora “fedele e caro fratello” (Col 4,9).
La breve ad affettuosa lettera di raccomandazione a favore dello schiavo Onesimo e’ una magnifica testimonianza non solo della tenereza del cuore di Paolo, ma anche della composizione eterogenea delle prime comunita’ cristiane. E’ una dimostrazione che l’invito alla conversione e’ rivolto a tutti, in qualsiasi strato sociale. I discepoli di Gesu’ qualsiasi sia la loro provenienza sociale, sono chiamati a vivere come fratelli. Infine e’ una testimonianza che anche nell’ “inferno” del carcere la parola di Dio continua ad essere efficace. Il carcere non impedisce l’azione missionaria di Paolo. Vi sono inumerevoli testimonianze che anche oggi il carcere e’ spesso luogo di conversione e di vita nuova.
Per leggere i due articoli precedenti clicca i titoli:
- Introduzione – testi biblici
- Chi è Paolo
- Paolo scrittore
- La personalità di Paolo
- Paolo Apostolo della gioia nell’abbraccio del Crocifisso (Ben XVI - 10 sett 08)
- Amici e collaboratori di Paolo, in particolare Aquila e Priscilla
P. Mario Barbero, IMC

