9 febbraio 2009
SULLE ORME DI SAN PAOLO [2]: chi è Paolo di Tarso?
Dopo l’immersione nei testi biblici stimolata dal primo articolo di p. Mario Barbero toccheremo alcuni aspetti della vita e missione di Paolo.
I - Chi e’ Paolo di Tarso?
Gli estremi biografici di Paolo li abbiamo rispettivamente nella Lettera a Filemone, nella quale egli si dichiara “vecchio” (Fm 9: presbýtes) e negli Atti degli Apostoli, che al momento della lapidazione di Stefano lo qualificano “giovane” (7,58: neanías). Le due designazioni sono evidentemente generiche, ma, secondo i computi antichi, “giovane” era qualificato l’uomo sui trent’anni, mentre “vecchio” era detto quando giungeva sulla sessantina. In termini assoluti, la data della nascita di Paolo dipende in gran parte dalla datazione della Lettera a Filemone. Tradizionalmente la sua redazione è posta durante la prigionia romana, a metà degli anni 60. Paolo sarebbe nato l'anno 8, quindi avrebbe avuto più o meno sessant'anni, mentre al momento della lapidazione di Stefano ne aveva 30. Dovrebbe essere questa la cronologia giusta. E la celebrazione dell'anno paolino che facciamo segue proprio questa cronologia. È stato scelto il 2008 pensando a una nascita più o meno nell'anno 8. In ogni caso, egli nacque a Tarso in Cilicia (cfr At 22,3). La città era capoluogo amministrativo della regione e nel 51 a.C. aveva avuto come Proconsole nientemeno che Marco Tullio Cicerone, mentre dieci anni dopo, nel 41, Tarso era stato il luogo del primo incontro tra Marco Antonio e Cleopatra. Ebreo della diaspora, egli parlava greco pur avendo un nome di origine latina, peraltro derivato per assonanza dall'originario ebraico Saul/Saulos, ed era insignito della cittadinanza romana (cfr At 22,25-28). Paolo appare quindi collocato sulla frontiera di tre culture diverse — romana, greca, ebraica — e forse anche per questo era disponibile a feconde aperture universalistiche, a una mediazione tra le culture, a una vera universalità. Egli apprese anche un lavoro manuale, forse derivato dal padre, consistente nel mestiere di “fabbricatore di tende” (cfr At 18,3: skenopoiòs), da intendersi probabilmente come lavoratore della lana ruvida di capra o delle fibre di lino per farne stuoie o tende (cfr At 20,33-35). Verso i 12-13 anni, l'età in cui il ragazzo ebreo diventa bar mitzvà (“figlio del precetto”), Paolo lasciò Tarso e si trasferì a Gerusalemme per essere educato ai piedi di Rabbì Gamaliele il Vecchio, nipote del grande Rabbì Hillèl, secondo le più rigide norme del fariseismo e acquisendo un grande zelo per la Toràh mosaica (cfr Gal 1,14; Fil 3,5-6; At 22,3; 23,6; 26,5) (Benedetto XVI, 27 agosto 2008).
Si puo’ delinare la sua vita attraverso una serie di indicazioni geografiche
1. TARSO di Cilicia, nell’odierna Turchia, e’ la sua citta’ di nascita (At 9,11,30 ; 11,25 ; 21,39 ; 2,3). Tarso « una citta’ non senza importanza » (at 21,39) capitale della Cilicia, uno dei centri del commercio mediterraneo era un incrocio di mondi e di culture, sede di sinagoghe e scuole filosofiche. Saulo nasce da una famiglias ebraica della tribu’ di Beniamino ma e’ anche cittadino romano (At 22,25-29). Non sappiamo come la sua famiglia abbia acquisito la cittadinanza romana ma questo e’ indizio di una buona posizione sociale e si dimostrera’ utile nel pellegrinare di Paolo nelle citta’ dell’Impero romano. In questa citta’cosmopolita Paolo imparo’ l’ebraico, il greco e forse anche il latino e ricevette la prima formazione religiosa, letteraria e anche sociale. Si puo’ pensare che qui apprese anche il mestiere di fabbricatore di tende.
2. GERUSALEMME e’ la citta’ della sua formazione rabbinica «ai piedi di Gamaliele » (At 22,3) secondo l’uso dell’insegnamento rabbinico in cui i discepoli non sedevano sui banchi ma sedevano ai piedi del maestro. Oltre alla sua formazione universitaria e farisaica, a Gerusalemme Saulo inizia anche la sua attivita’ di persecutore dei cristiani assistendo e approvando la lapidazione di Stefano (At 7,38 ; 8,1-3).
3. DAMASCO in Siria (At 9,2), dove Saulo andava per imprigionare i discepoli di Gesu’, diventa la citta’ della sua rinascita, perche’ proprio alle porte di questa citta’ Saulo incontra quel Gesu’ che egli perseguitava. Arrivato a Damasco da persecutore, Saulo riparte come discepolo di Gesu’ che egli ha misteriosamente incontrato prima sulla strada e poi nella comunita’ di discepoli in cui egli fu battezzato. Nella visione di Damasco Paolo riceve la sua missione di essere testimone di Gesu’ tra i pagani : a questa missione egli dedichera’ tutta a sua vita con passione e senza riserve (At 9,1-19 ; 22,2-16 ;26,9-18).
4. ARABIA (Gal 1,17-21) : vari testi affermano un soggiorno di Paolo in Arabia, la regione dei Nabatei a sud di Damasco e un ritorno in Cilicia (At 1,21, At 9,30) : questo periodo di cui non abbiamo molti dettagli, avra’ indubbiamente avuto un’importanza grande su di lui, tempo di interiorizzazione dell’esperienza di Damasco, e forse anche di evangelizzazione di quella regione.
5. GERUSALEMME per conoscere Pietro (“Cefa”) (Gal 1,18)
6. Ritorno a TARSO e Cilicia (Gal 1,21)
7. ANTIOCHIA di Siria era la sede del governatore romano, la capitale della Siria, la terza citta’ dell’impero romano dopo Roma e Alessandria (Atti 11,19) con circa mezzo milione di abitanti greci, siriani, ebrei; incrocio di razze, culture, religioni. La morte violenta di Stefano in Gerusalemme porto’ una persecuzione dei cristiani che abitavano in quella citta’(Atti 8,1). Per evitare il peggio, alcuni erano fuggiti e arrivati fino ad Antiochia di Siria. Questi cristiani profughi da Gerusalemme erano cosi’entusiasti della loro fede che anche ad Antiochia continuarono non solo a praticarla ma anche a diffonderla attorno a se’. Dapprima solo tra Ebrei residenti la’. Alcuni pero’ che erano di Cipro e di Cirene, in nord Africa, cominciarono a parlare di Gesu’ anche ai non-Ebrei, ai pagani. “Si misero a predicare anche ai pagani, annunziando loro il Signore Gesu’. La potenza del Signore era con loro, cosi’ che un gran numero di persone credette e si converti’ al Signore” (Atti 11,20-21).
Frattanto la comunita’ di Gerusalemme viene a conoscenza che ad Antiochia vi sono alcuni credenti in Gesu’ e pensano di raccogliere informazioni di prima mano su quanto sta avvenendo. Con scelta felice essi mandano, quale loro rappresentante Barnaba, un cristiano di ampie vedute e di grande empatia. Barnaba arriva ad Antiochia, ed e’ contento di quanto vede. Egli incoraggia quella giovane comunita’a restar fedele al Signore e si ferma per aiutare nel compito di evangelizzazione. Vedendo il grande lavoro, ha un colpo di genio e pensa di chiamare un aiutante, Saulo di Tarso col quale per un anno e mezzo lavorera’ ad istruire la comunita’. La risposta dei pagani e’ cosi’ entusiasta che il gruppo di credenti in Gesu’ si impone all’attenzione dell’ambiente circostante, “Proprio ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani” (Atti 11,26).
Si puo’ dire che e’ qui ad Antiochia che Paolo, assieme a Barnaba, fa apprendistato missionario e sara’ infatti da questa citta’ che partira’ per i suoi tre viaggi missionari. Antiochia e’ la citta’ dove la Chiesa primitiva si apre ai pagani, forma Paolo a essere missionario e infine invia i suoi membri piu’ attivi, Barnaba e Paolo, in missione (Atti 13,1-3).
8. VIAGGI MISSIONARI : La seconda parte del libro degli Atti degli Apostoli si concentra soprattutto sulla missione di Paolo e rappresenta la sua attivita’ missionaria sotto forma di tre viaggi missionari e un quarto viaggio finale da Cesarea a Roma come prigioniero. Ognuno di questi viaggi e’ caratterizzato da un discorso chiave di Paolo riguardante vari aspetti della missione : la predicazione ai giudei nella sinagoga di Antiochia di Pisidia (Atti 13,16-41); la predicazione ai pagani nell’areopago di Atene (17,22-31) e l’addio ai presbiteri di Efeso a Mileto, vero testamento pastorale dell’apostolo (20,17-38).
Il primo viaggio missionario (Atti 13-14) porta Barnaba e Paolo a Cipro. Attraversata da Salamina a Pafo; di qui giunsero alle coste meridionali dell'Anatolia, oggi Turchia, e toccarono le città di Attalìa, Perge di Panfilia, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe, da cui ritornarono al punto di partenza. A Barnaba e Paolo si aggiunge anche Giovanni Marco, cugino di Barnaba, che pero’ presto abbandonera’ la comitiva per rientrare a Gerusalemme. All’inizio del viaggio il nome di Barnaba viene sempre prima di Saulo, ma in seguito sembra che sia questi che prende il comando della spedizione e da 13,9 («allora Saulo, detto anche Paolo ») al nome Saulo viene sostituito Paolo quasi che all’incontro col mondo pagano egli abbia preferito usare il suo nome romano, Paulus, piuttosto che quello ebraico, Saul. La strategia e’ sempre quella di rivolgersi prima agli Ebrei e il discorso nella sinagoga di Pisidia e’ il modello di questa evangelizzazione agli Ebrei : mostrare come Gesu’ adempie le profezie messianiche. Ma anche di fronte alla scarsa risposta di fede degli Ebrei, Barnaba e Paolo si rivolgono sempre piu’ ai pagani e sono stupiti dalla loro risposta positiva al loro annuncio. Rientrati ad Antiochia i due missionari condividono con la comunita’ che li ha inviati la loro esperienza (At 14,27).
GERUSALEMME: Concilio : discussioni e accordo (At 15). Era così nata la Chiesa dei popoli, la Chiesa dei pagani. E nel frattempo, soprattutto a Gerusalemme, era nata una discussione dura fino a quale punto questi cristiani provenienti dal paganesimo fossero obbligati ad entrare anche nella vita e nella legge di Israele (varie osservanze e prescrizioni che separavano Israele dal resto del mondo) per essere partecipi realmente delle promesse dei profeti e per entrare effettivamente nell’eredità di Israele. Per risolvere questo problema fondamentale per la nascita della Chiesa futura si riunì a Gerusalemme il cosiddetto Concilio degli Apostoli, per decidere su questo problema dal quale dipendeva la effettiva nascita di una Chiesa universale. E fu deciso di non imporre ai pagani convertiti l'osservanza della legge mosaica (cfr At 15,6-30): non erano cioè obbligati alle norme del giudaismo; l’unica necessità era essere di Cristo, di vivere con Cristo e secondo le sue parole. Così, essendo di Cristo, erano anche di Abramo, di Dio e partecipi di tutte le promesse. Dopo questo avvenimento decisivo, Paolo si separò da Barnaba, scelse Sila e iniziò il secondo viaggio missionario (cfr At 15,36-18,22).
Il secondo viaggio missionario (At 15,36-18,22) inizia con la separazione tra Paolo e Barnaba (Atti 15,36-40). Mentre Barnaba e Marco ripartono per Cipro, Paolo, assieme al nuovo compagno Sila, oltrepassata la Siria e la Cilicia, rivide la città di Listra, dove accolse con sé Timoteo (At 16,1-3) che avra’ un ruolo molto importante nelle missioni di Paolo. Attraversata l'Anatolia centrale essi raggiungono la città di Troade sulla costa settentrionale del Mar Egeo. «E qui si ebbe di nuovo un avvenimento importante: in sogno vide un macedone dall'altra parte del mare, cioè in Europa, che diceva, "Vieni e aiutaci!". Era l'Europa futura che chiedeva l'aiuto e la luce del Vangelo. » (Benedetto XVI). Sulla spinta di questa visione entrò in Europa. Di qui salpò per la Macedonia entrando così in Europa. Sbarcato a Neapoli, arrivò a Filippi, ove fondò una bella comunità, poi passò a Tessalonica, e, partito di qui per difficoltà procurategli dai Giudei, passò per Berea, giunse ad Atene.
Caratteristica del secondo viaggio e’ il passaggia del Vangelo dall’Asia all’Europa, la fondazione delle prime comunita’ europeee a Filippi, Tessalonica, Corinto. Il centro del viaggio e’ il discorso all’aereopago di Atene (Atti 17, 22-34). «In questa capitale dell'antica cultura greca predicò, prima nell'Agorà e poi nell'Areopago, ai pagani e ai greci. E il discorso dell'Areopago, riferito negli Atti degli Apostoli, è modello di come tradurre il Vangelo in cultura greca, di come far capire ai greci che questo Dio dei cristiani, degli ebrei, non era un Dio straniero alla loro cultura ma il Dio sconosciuto aspettato da loro, la vera risposta alle più profonde domande della loro cultura. » (Benedetto XVI). Poi da Atene arrivò a Corinto, ove incontro’ i coniugi Priscilla e Aquila che lo accolsero in casa loro e condivisero con lui il loro lavoro di fabbricatori di tende. E’ con questa coppia che Paolo dette vita alla cominita’ cristiana di Corinto ove rimase per 18 mesi (At 18,1-3). E qui abbiamo un evento cronologicamente molto sicuro, il più sicuro di tutta la sua biografia, perché durante questo primo soggiorno a Corinto egli dovette comparire davanti al Governatore della provincia senatoriale di Acaia, il Proconsole Gallione, accusato di un culto illegittimo. Su questo Gallione e sul suo tempo a Corinto esiste un'antica iscrizione trovata a Delfi, dove è detto che era Proconsole a Corinto tra gli anni 51 e 53. Quindi qui abbiamo una data assolutamente sicura. Il soggiorno di Paolo a Corinto si svolse in quegli anni. Pertanto possiamo supporre che sia arrivato più o meno nel 50 e sia rimasto fino al 52. Lasciata Corinto, poi, in compagnia di Aquila e Priscilla, passando per Cencre, porto orientale della città, arrivo’ a Efeso dove lascio’ la coppia mentre egli si diresse verso la Palestina raggiungendo Cesarea Marittima, di dove salì a Gerusalemme per tornare poi ad Antiochia sull’Oronte (At 18,18-22).
Il terzo viaggio missionario (cfr At 18,23-21,16) ebbe inizio come sempre ad Antiochia. Da lì Paolo puntò dritto su Efeso, capitale della provincia d'Asia, dove soggiornò per due anni, svolgendo un ministero che ebbe delle feconde ricadute sulla regione. Da Efeso Paolo scrisse le lettere ai Tessalonicesi e ai Corinzi. La popolazione della città però fu sobillata contro di lui dagli argentieri locali, che vedevano diminuire le loro entrate per la riduzione del culto di Artemide (il tempio a lei dedicato a Efeso, l'Artemysion, era una delle sette meraviglie del mondo antico); perciò egli dovette fuggire verso il nord. Riattraversata la Macedonia, scese di nuovo in Grecia, probabilmente a Corinto, rimanendovi tre mesi e scrivendo la celebre Lettera ai Romani.
Di qui tornò sui suoi passi: ripassò per la Macedonia, per nave raggiunse Troade e poi, toccando appena le isole di Mitilene, Chio, Samo, giunse a Mileto dove tenne un importante discorso agli Anziani della Chiesa di Efeso, dando un ritratto del pastore vero della Chiesa, (cfr At 20,17-38). Questo discorso, chiamato « testamento pastorale di Paolo » e’ una ricchissima sintesi della vita missionaria di Paolo che diviene cosi’ un modello per ogni pastore. Da Mileto Paolo ripartì facendo vela verso Tiro, di dove raggiunse Cesarea Marittima per salire ancora una volta a Gerusalemme.
9. GERUSALEMME arrestato nel Tempio (At 22,27-40): Qui fu arrestato in base a un malinteso: alcuni Giudei avevano scambiato per pagani altri Giudei di origine greca, introdotti da Paolo nell’area templare riservata soltanto agli Israeliti. La prevista condanna a morte gli fu risparmiata per l’intervento del tribuno romano di guardia all’area del Tempio (cfr At 21,27-36); ciò si verificò mentre in Giudea era Procuratore imperiale Antonio Felice.
10. CESAREA MARITTIMA (At 23,23), prigioniero per due anni : Passato un periodo di carcerazione, ed essendosi Paolo, come cittadino romano, appellato a Cesare (che allora era Nerone), il successivo Procuratore Porcio Festo lo inviò a Roma sotto custodia militare.
11. ROMA : Il viaggio verso Roma (At 27-28) contiene una delle pagine piu’ pittoresche e drammatiche del naufragio che porto’ l’Apostolo a Malta (27,1-44) toccò le isole mediterranee di Creta e Malta, e poi le città di Siracusa, Reggio Calabria e Pozzuoli. I cristiani di Roma gli andarono incontro sulla Via Appia fino al Foro di Appio (ca. 70 km a sud della capitale ) e altri fino alle Tre Taverne (ca. 40 km). A Roma incontrò i delegati della comunità ebraica, a cui confidò che era per "la speranza d'Israele" che portava le sue catene (cfr At 28,20). Ma il racconto di Luca termina sulla menzione di due anni passati a Roma sotto una blanda custodia militare, senza accennare né a una sentenza di Cesare (Nerone) né tanto meno alla morte dell'accusato. Con l’arrivo di Paolo a Roma, capitale dell’Impero, l’autore di Atti vede compiersi la profezia di Gesu’ «mi sarete testimoni fino all’estremita’ della terra » (1,8) e non soddisfa la nostra legittima curiosita’ di conoscere il seguito.
12. ULTIMI ANNI : Tradizioni successive parlano di una sua liberazione, che avrebbe favorito sia un viaggio missionario in Spagna, sia una successiva puntata in Oriente e specificamente a Creta, a Efeso e a Nicopoli in Epiro. Sempre su base ipotetica, si congettura di un nuovo arresto e una seconda prigionia a Roma (da cui avrebbe scritto le tre Lettere cosiddette Pastorali, cioè le due a Timoteo e quella a Tito) con un secondo processo, che gli sarebbe risultato sfavorevole.
P. Mario Barbero, IMC

