24 gennaio 2008
Un incontro che cambia la vita
PAROLA DI DIO (Gv 4, 1-42)
Il brano è tracciato su una serie di eventi e di personaggi, che si susseguono e interagiscono. Gesù è l’unica persona che rimane costantemente nel racconto; è il punto di riferimento centrale e imprescindibile.
Il testo riporta un cammino progressivo di crescita nella fede, della Samaritana, la quale parte con il considerare Gesù un semplice Giudeo, per scoprirlo, successivamente, profeta e, infine, accoglierlo, secondo la rivelazione stessa di Gesù, come il Messia. E’ quanto dobbiamo fare anche noi: comprendere, amare il Signore, gradualmente, ogni giorno e, nella gradualità, crescere e arricchirci nella nostra adesione a Lui.
Mezzogiorno. L’ombra profonda del pozzo, sullo sfondo di un cielo terso e l’aria arroventata all’intorno. E’ un’ora insolita per attingere l’acqua, ma la Samaritana sceglie volutamente quel momento in cui è sicura di non trovare nessuno, perché vuole restare sola. Posa la brocca sul fondo e vorrebbe liberarsi allo stesso modo della propria stanchezza, del peso, del vuoto che avverte dentro la propria esistenza fatta di equivoco e di infedeltà.
Lo straniero è stanco come lei, ha sete come lei e si avvicina. Che cosa vuole? E’ un Giudeo diverso dagli altri, che si abbassa a chiedere da bere a una nemica, a una rinnegata, a una donna infedele, convivente più volte. E’ un forestiero un po’ strano, perché provoca un incontro presso il pozzo appositamente per stabilire un confronto con quella donna che, in un altro momento della giornata, non avrebbe potuto incontrare. Ed ecco che l’evangelista vuole introdurre il tema dell’acqua, un tema obbligatorio, che richiama la sete, la proposta di sedarla e il progetto di una vita nuova. Chiedere acqua significa sondare le disposizioni della persona a cui ci si rivolge. Dare dell’acqua a chi la chiede significa dimostrarsi accogliente, disponibile al dialogo e all’ascolto. Al rifiuto della Samaritana, Gesù, partendo dalla sete materiale, ma intendendo un’altra sete, quella di un’ “acqua viva” che solo Lui può dare, propone se stesso come “acqua viva”.
L’incontro che si sviluppa ai margini del pozzo reca il marchio del quotidiano, dove niente è programmato. Aspetti il Messia? Ebbene, “sono io che ti parlo”. Gesù costringe la donna al confronto con il presente. C’è una decisione che devi prendere, adesso, non domani e Gesù esige una risposta.
“Signore, dammi da bere di quest’acqua viva, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Gesù fa esplodere l’insoddisfazione. Vuole parlare al cuore della donna, per farla tornare all’affetto della prima giovinezza, all’amore del tempo del suo fidanzamento. Sono un affetto e un amore non più solo suo, ma di tutto un popolo, il popolo di Samaria che si era dimenticato di Lui, il “vero” marito, il “vero” Dio, sempre fedele nonostante i tradimenti dell’amata. Gesù scava in profondità, provoca un desiderio, approfondisce un’esigenza, mette allo scoperto un bisogno, ci rende consapevoli di quello che ci manca e ci stimola a ricercalo e a perseguirlo. Egli vuole che rompiamo con le nostre infedeltà, con le nostre dispersioni. Gesù affronta la donna là dove essa si trova, nella banalità e nella semplicità del quotidiano, nei fastidi dell’esistenza, per condurla altrove e provoca la sua meraviglia con la richiesta di acqua e poi con l’offerta di “acqua viva”. E con la risposta affermativa (“Signore, dammi quest’acqua”), la donna mostra di essere pronta ad una sequela assoluta, sponsale, del Signore.
Gesù non soltanto soddisfa le nostre attese e le nostre domande, ma si incarica di suscitarle: la donna è a un bivio della propria storia, ha bisogno di vita nuova e, quando il quotidiano diventa insopportabile, arriva lo straniero che la fissa negli occhi e le rivela la luce e la pace che va cercando. Anche a noi, Gesù dona una sguardo nuovo sul mondo, sulla vita, sugli Altri, su noi stessi; ci incoraggia a non ripiegarci sul passato, ma a proiettarci sul futuro con speranza. Egli non obbliga la donna a riflettere sulla propria esistenza, a riconoscere i propri errori, i propri peccati, ma le propone un’icona di ciò che è chiamata a diventare, di una bellezza da raggiungere, di un’armonia interiore da ritrovare. Gesù, l’ “acqua viva”, ci purifica, cambia le nostre prospettive, ci fa cogliere l’esigenza di un superamento radicale delle nostre meschinità e ci chiede un cambiamento completo e definitivo.
“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. La Samaritana, portando la propria esperienza, annuncia, sia pure con un interrogativo e con molta discrezione. Essa sollecita i suoi concittadini a mettersi in cammino. La sua fede, come un seme appena sbocciato, già emana profumo, è coinvolgente. La Samaritana è missionaria, testimone di un incontro che le ha cambiato la vita, anche se non è un’ “arrivata”, anche se la sua esperienza non è conclusiva, ma introduttiva, perché il vero missionario rimanda sempre ad un Altro, più grande di lui. In questo caso, il messaggio lascia intravedere una realtà affascinante, conduce ad un punto che non è l’arrivo, ma la partenza. Allo stesso modo, al pozzo della nostra vita quotidiana, Gesù ci chiede una risposta di amore, di affetto, di fiducia. A noi è chiesto di affrontare personalmente l’incontro con Lui, nel nostro cammino, che è sempre unico e irripetibile, di entrare in dialogo con il Signore e risentire le sue parole: “Sono io che ti parlo”. Diventeremo testimoni se sapremo accendere una scintilla negli Altri, risvegliare un’attesa, parlare di Lui con discrezione, farci da parte al momento opportuno affinché gli Altri, a loro volta, possano incontrarLo come “acqua viva”.
PER LA RIELABORAZIONE E LA RIFLESSIONE
1. Cosa significa, per te, incontrare Gesù nel quotidiano, quando sei stanco, arido, vuoto?
2. Sai individuare le decisioni, le scelte che il Signore ti chiede di prendere? Com’è la tua risposta?
3. Nella tua vita, ti manca qualche volta l’”acqua viva” che Gesù ti offre o preferisci riferirti alle “cisterne screpolate” rappresentate dai molti idoli materiali?
4. Com’è il tuo annuncio del Cristo? Appassionato, discreto, coinvolgente o forzato e lontano?
padre Antonio Rovelli

