COMUNICAZIONI: 2009

25 febbraio 2009

SULLA RICONCILIAZIONE. Una lettera quaresimale della Commissione Giustizia e Pace della CIMI

Quaresima 2009 – Anno paolino                                                                              

LASCIAMOCI RICONCILIARE CON DIO

Riconciliarsi è una cosa curiosa, è un fiore che spunta nel cuore di qualcuno senza averlo piantato. Un fiore che è quasi impossibile piantare o seminare. Riconciliarsi non è minimizzare il male che è stato fatto, non è neanche allontanarlo dalla propria vita o negarlo. Non è la conclusione di un processo che si sviluppa dentro qualcuno, normalmente non è il perdono che si esige, ma che giustizia sia fatta. La riconciliazione è grazia, non viene fuori dalla terra, ma è come rugiada che viene dal cielo. Sembra che non abbia radici. È un miracolo. Non è un prodotto, è un frutto, è una nuova creazione.
Non vogliamo, noi missionari/e, lasciar passare quest’anno paolino senza portare alla nostra attenzione le parole di Paolo sulla riconciliazione, citando la seconda lettera ai Corinzi che è una delle più appassionate e commoventi che l’Apostolo abbia scritto. Qui c’è “l’arte di illuminare gli incidenti più comuni della vita con i più alti principi della fede” (Prat).
”Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio"(2 Cor 5, 18-20).
La vita intera dell’Apostolo è orientata alla riconciliazione. Per Paolo tutto viene da Dio, il perdono e il ministero a servizio dello stesso. Dio ce lo dona non perché ci siamo convertiti. Per il missionario di Tarso il perdono è un atto unilaterale e gratuito, da parte di Dio, come la rugiada sul vello di lana di Gedeone (Gdc 6,36-40).
Ne consegue che siamo depositari di un mandato messo nelle nostre mani da Dio, quindi lasciamo che Dio porti a termine la sua opera di riconciliazione, di ricostruzione delle nostre comunità e dei nostri legami lacerati. È un invito pressante alla conversione quotidiana mettendo da parte per sempre violenze e rancori, risentimenti e storie odiose.
Il nostro ministero di riconciliazione è di ricostruzione di personalità infrante e fragili: molto difficile, continuamente tentato da stanchezza e da scoraggiamento. Infatti è un processo molto lento: implica tutta la nostra vita religiosa e missionaria.
Desmond Tutu continua a ripetere che non c’è futuro senza perdono. Noi missionari/e siamo ben convinti che non c’è missione o animazione missionaria, non c’è annuncio senza la gratuità della riconciliazione. La cartina di tornasole della nostra vita fraterna e delle nostre eucaristie quotidiane si rivela nel saluto gratuito o nella telefonata-sorpresa, meglio nell’attenzione data dopo un diverbio prolungato che ha rimescolato risentimenti e storie antiche ancora non sepolte nella misericordia di Dio.
La riconciliazione è un processo lungo che ha bisogno di un terreno ben vangato e innaffiato, è un seme che cresce in un giardino con altre piante, non da solo. Il perdono è una pianta che certamente darà i suoi frutti, ma, come sempre, è la mano di Dio, generosa e misericordiosa, che li dona.
Il cardinale di Bruxelles, Danneels Godfried, ci ricorda che la riconciliazione è come suonare il piano a due mani. La nostra accompagna quella della melodia, di Dio che conosce le note appropriate e che ciascuno di noi ha già ascoltate e riconosciute.
C’è un linguaggio violento, aggressivo usato a volte nei nostri incontri o nelle nostre relazioni,  pronto a ferire e  dividere. Il tono non è fraterno, gli esempi negativi sui nostri confratelli e consorelle, le storie raccontate non aiutano la relazione e l’accoglienza.
Questo è il tempo dell’intercessione e della richiesta del perdono: Dio conceda a noi e a coloro che credono nel suo Regno la possibilità di convivere con altri diversi. Non si tratta di vincere sull’altro/a o di imporsi con un’idea o un partito, ma si tratta di riuscire a vivere insieme. È il momento di costruire ponti, di riconoscerli e affermare coloro che hanno a cuore la tessitura di legami, assorbendo violenza e disperazione in se stessi e restituendo sempre affetto e speranza.
La nostra presenza riconciliatrice diventi concreta nei nostri interventi e commenti, nel ministero e nella predicazione: la richiesta di perdono ha mille gesti o parole di compassione e di creatività.   
In questo tempo di Quaresima chiediamo a Dio la purificazione della memoria come Chiesa, comunità cristiana o religiosa; facciamoci  ambasciatori e ambasciatrici di riconciliazione; al di là di ogni partito o ideologia, di ogni cultura o religione, inseguiamo i momenti della condivisione e della fraternità. Qui si manifesta il Regno di Dio.  
“Lasciamoci riconciliare con Dio”; la sua melodia è già sui tasti del piano: è l’inno di misericordia per tutti. Noi, figli e figlie, siamo pronti a seguirlo perché a quest’appuntamento Dio ci aspetta riconciliati fra di noi. Il banchetto della festa è già imbandito e la sala è piena!

COMMISSIONE GIUSTIZIA E PACE
CONFERENZA DEGLI ISTITUTI MISSIONARI ITALIANI

Commissione GPIC della CIMI