17 febbraio 2009
A CENTO ANNI DALLA NASCITA DI DOM HELDER CAMARA
A CENTO ANNI DA NASCITA DOM CAMARA: LA TESTIMONIANZA DI UN TEOLOGO
“Dom Helder Camara vedeva nei poveri non persone sofferenti, ma i protagonisti di un processo di auto-liberazione globale, sociale, culturale e spirituale”: il teologo don Gianpiero Bof ricorda in questo modo l’insegnamento del vescovo brasiliano, oggetto in questi giorni di numerose iniziative in occasione del centenario della sua nascita. “Durante il Concilio vaticano II – dice alla MISNA don Bof, che ha partecipato a un dibattito organizzato dal circolo Acli del Comune di Cogoleto – Camara rappresentò le istanze più vive di tutte le Chiese: l’impegno perché i vescovi si riconoscessero come i rappresentanti delle comunità e dei paesi d’origine è indicativo”. Secondo don Bof, una delle caratteristiche fondamentali del servizio pastorale di Camara fu il contatto profondo con la realtà sociale e politica. “La sua idea di auto-liberazione – sottolinea il teologo – si contrappone alla concezione tuttora dominante dei popoli ‘in via di sviluppo’, una concezione che nel Sud del mondo ha finito per aggravare disuguaglianze e ingiustizie”. La figura di Camara è stata anche l'argomento di un importante convegno svoltosi sabato presso l'Università cattolica di Milano.
A CENTO ANNI DA NASCITA DOM CAMARA, RIFLESSIONI SU “UN RIBELLE DI DIO”
“C’è ancora troppa miseria nel mondo, bisogna che lavoriate sodo affinché la condivisione e non la competitività sia la regola e l’ideale della vostra vita”: parole come queste, simbolo dell’impegno di ‘Dom’ Helder Camara, hanno animato un convegno organizzato a Milano per il centenario della nascita del vescovo brasiliano. Durante l’incontro, voluto dal Centro internazionale Helder Camara in collaborazione con la Facoltà di Scienze politiche dell’Università cattolica di Milano, sono stati analizzati i contributi del vescovo di Recife alla dottrina sociale e pastorale della Chiesa, in particolare durante il Concilio vaticano II (1962-1965). Padre Bartolomeo Sorge, direttore della rivista ‘Aggiornamenti sociali’, ha sottolineato il valore della riflessione di Camara sulla “teologia della liberazione”. Secondo padre Sorge, il vescovo brasiliano era convinto che “la liberazione cristiana comprende l’eliminazione della strutture sociali ingiuste, ma che allo stesso tempo è aperta al destino eterno dell’uomo”, abbracciando le differenti dimensioni dell’esistenza, “sociale, politica, economica e culturale”. Padre Sorge si è soffermato anche sull’impegno di Dom Camara in favore di “una Chiesa povera e serva”, che in America Latina si ponga “decisamente dalla parte delle riforme strutturali”, stimoli “i movimenti per la nonviolenza” ed eserciti “una pressione democratica con l’obiettivo di vincere l’inerzia e l’egoismo dei poteri economici”. A intervenire al convegno sono stati anche padre Venanzio Milani e monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, che ha ricordato il lavoro di Camara per la preparazione del Concilio. “Il vescovo di Recife – ha detto monsignor Bettazzi – ha posto interrogativi molto coraggiosi per la sua epoca: significative la pastorale per i comunisti e la questione della nonviolenza in opposizione alle logiche di guerra”. Su questo aspetto del pensiero di Camara ha insistito padre ‘Kizito’ Sesana, in un messaggio inviato ai partecipanti del convegno dalla Tanzania. Il missionario individua il cuore dell’insegnamento del vescovo brasiliano proprio nella nonviolenza, intesa come tentativo di interrompere la “spirale” di odio che tante esperienze storiche tragicamente attraversa. L’amore di Camara è, agli occhi di padre Kizito, apertura e solidarietà. “Il nostro mondo ricco e sviluppato – osserva il missionario – è ormai un mondo piccolo, un mondo meschino e chiuso in se stesso. Senza futuro, come sono senza futuro tutti coloro che temono il confronto e l’apertura agli altri. Ma c’è un mondo grande al di là dei nostri confini, un mondo che ci chiede di partecipare e di condividere”. Una lezione, questa di Camara, attuale nei tempi della crisi economica, tempi segnati nel Nord del mondo dal rischio di nuove chiusure ed egoismi. Il messaggio di padre Kizito si conclude con una citazione, poche righe che il missionario sente intimamente proprie. “Se continuerò a spendere il resto della mia vita, delle mie forze, delle mie energie domandando giustizia senza odio, senza violenza armata, usando solo la forza liberatrice della pressione morale, con verità e amore – scrisse Camara – è perché sono convinto che solo l’amore costruisce”. Il convegno, intitolato “La forza delle idee”, si è concluso con l’approvazione di un documento nel quale il vescovo brasiliano è definito “ribelle di Dio”. A intervenire sono stati tra gli altri padre Alex Zanotelli, don Gino Rigodi, Graziano Doni, Jean-Léonard Touadi, Luis Tenderini, Angela Comelli, Lele Pinardi, Gianni Bottalico e Rosario Lembo. All’incontro, che si è svolto sabato, hanno aderito numerose associazioni: Acli Milano, Amani, Mani Tese, Caritas Ambrosiana, Emmaus, Terre des Hommes, Giustizia e Pace dei Francescani, Fondazione Culturale di Banca Etica, Comitato italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, Casa per la Pace, Comunità di Sant’Egidio, Pax Christi Milano, Cimi, Fesmi e MISNA.
Da misna.org

